lunedì 21 settembre 2015

L'intreccio tra narrante e fruitore

Il discorso delle potenzialità della narrazione fiabesca riguarda le sue implicazioni educative. La domanda che propongo è questa: Che cosa può offrire e insegnare al bambino di oggi la fiaba?
Il nodo della questione sta nel concetto di narratività che si intreccia con il fantastico in modo inestricabile nella fiaba e vanno a costruire quel momento ludico-immaginativo che dà significato alla lettura o all'ascolto di questo genere. 

Ogni storia, nella fiaba, si configura come un fluire di possibilità di esistenza e di esperienza. Narrare consente di far passare attraverso generazioni diverse, in tempi diversi, la qualità di un frammento di immortalità. Ogni storia così rivive attraverso le molteplici narrazioni, che le danno vita e nelle quali il narrante è solo apparentemente individuale, in quanto erede di tutti i narranti che l'hanno preceduto. 
Dal punto di vista pedagogico , il valore del racconto, scritto o orale, consiste non tanto sulle sue specificità letterarie, espressive, culturali, quanto sulla ricerca di quelle strutture di narrative che fanno da nesso tra dimensione esistenziale e la dimensione educativa. 
Il fantastico rende la realtà consueta e nota intrigante; sveglia l'attenzione; sollecita la sfera emotiva ed affettiva del lettore/ascoltatore; lo spinge a dubitare di quanto vede e crede vero e scontato. 
Il fantastico attiva meccanismi di risposta appassionata e totale, invita a fingersi in situazioni straordinarie come fossero vere, dando della realtà una visione sfaccettata, aperta, inconclusa; richiama l'attenzione sul diverso, sul deforme, sul viaggio, sulla ricerca come categorie strutturanti di un racconto simbolico. 

Il narrativo rimanda alla parola e prima di tutto all'oralità, cioè all'abitudine di tramandare i racconti attraverso un contatto diretto tra narratore e fruitore. 
I due soggetti implicati in questa attività sono tessitori di storie di un viaggio dai molteplici sensi. 
La fiaba dunque ha ancora e continuerà ad avere un ruolo importante per l'intreccio tra narrativo, fantastico ed educazione.

Fonti: Cambi, Landi, Rossi, L'immagine della società nella fiaba, Armando editore, Roma, 2008

venerdì 18 settembre 2015

I bambini e la magia

La fiaba risponde agli interrogativi eterni come: qual è la vera natura del mondo? Come dovrò vivere la mia vita? Come posso essere davvero me stesso?
Le risposte fornite dalle fiabe lasciano che il bambino faccia lavorare la propria fantasia e decida se e come applicare a se stesso quanto viene rivelato dalla storia circa la vita e la natura umana.


La fiaba è convincente per il bambino perché si conforma al modo in cui il bambino stesso pensa e percepisce il mondo, e si fida di quanto è detto nella fiaba, perché la visone del mondo della fiaba concorda con la sua. Per il bambino che cerca di capire il mondo sembra ragionevole attendersi delle risposte dagli oggetti che suscitano la sua curiosità e si aspetta che l'animale parli delle cose che sono realmente importanti per lui. Un bambino è convinto che l'animale comprenda e senta come lui,anche se esso non lo mostra palesemente.
Quando i bambini, cercano di dare delle soluzioni ai primi eterni interrogativi come Chi sono? Come devo comportarmi di fronte i problemi della vita? Cosa devo diventare?, lo fanno basandosi sul loro pensiero animistico. Non appena il bambino inizia ad indagare, comincia a porsi il problema della propria identità, quando si specchia si chiede se quello che vede è veramente se stesso.
Il bambino si chiede: Chi sono? Da dove sono venuto? Come si è formato il mondo? Qual'è il fine della vita? Le fiabe forniscono delle risposte a questi interrogativi.

Un bambino che abbia imparato dalle fiabe a credere che un personaggio in un primo tempo giudicato repellente e minaccioso può trasformarsi magicamente in un amico prezioso, è pronto a credere che se conosce un bambino che gli fa paura anche questo può trasformarsi da una minaccia in un gradevole compagno. 

Fonti: Bruno Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli, 2008.

lunedì 14 settembre 2015

I tre porcellini

Storie come queste sono molto apprezzate dai bambini, soprattutto se presentate con calore dal narratore. 
I tre porcellini insegna in forma molto divertente e drammatica, al bambino, che non dobbiamo essere pigri e prendercela comoda perché altrimenti potremmo morire. 
L'intelligente programmazione e la previdenza, insieme al duro lavoro, ci permetteranno di trionfare anche sul nostro più feroce nemico: IL LUPO. 


La storia mostra i vantaggi del crescere dato che il terzo porcellino, quello più saggio, è presentato come il più grosso e il più anziano.

Le case dei tre porcellini rappresentano e simboleggiano il progresso dell'uomo nella storia: prima una baracca, poi una casa di legno e infine quella di mattoni. Il porcellino più piccolo costruisce la sua casetta nel modo più sbrigativo, con la paglia; il secondo si serve di bastoni; entrambi però tirano su i loro rifugi con la massima fretta e col minimo dispendio di energie così da poter giocare per il resto della giornata e senza darsi pensiero del futuro e dei pericoli della realtà. Soltanto il porcellino più anziano ha imparato ad agire in conformità col principio di realtà perché è in grado di rimandare il desiderato momento dei giochi ed è in grado di prevedere correttamente il comportamento del lupo, cioè del nemico che cerca di sedurci e di prenderci in trappola.
Al bambino che dal principio alla fine della storia è stato invitato ad identificarsi con uno dei protagonisti, non solo si infonde speranza ma gli viene anche detto che sviluppando la propria intelligenza potrà sconfiggere anche un avversario molto più forte.


I tre porcellini indirizza i pensieri del bambino relativi al suo sviluppo senza però dirgli come dovrebbe essere, permettendogli di trarre LE PROPRIE conclusioni e questo basta da solo per una vera maturazione. 

Fonti: Bruno Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli, 2008

martedì 8 settembre 2015

Perché le fiabe con la morale?

L'obiettivo è di stimolare la nascita di un sesto senso nei bambini capace di cogliere la trama valoriale celata dietro le scelte e le azioni dei personaggi delle fiabe. Serve anche per far allenare i bambini a far proprio un modello di pensiero riflessivo agile e flessibile.
Porsi queste finalità vuol dire lavorare sul legame tra il prima e il dopo, tra le proprie azioni e le reazioni che ne seguono. Riflettere sui valori, partendo da una storia fantastica, significa ragionare con i piccoli sulla loro giornata, sui rapporti interpersonali che sperimentano. Ragionare sui concetti come “il giusto” e “lo sbagliato”, o “il bene” e “il male”, intuire il legame tra "azione e reazione" implica il poter porre le basi affinché l'individuo in crescita acquisisca la capacità di analizzare e ripensare le proprie relazioni e sentimenti.
Si educa a vivere se stessi in relazione con altri, ad agire le proprie scelte in funzione di ciò in cui si crede accettandone le conseguenze e imparando a gestire un sereno equilibrio tra i propri bisogni e quelli altrui facilitando così la socializzazione.




La fiaba con la morale è uno strumento per insegnare, ma anche per divertirsi e per creare un rapporto più intimo tra chi racconta e chi ascolta. Educare alla lettura fa bene sia al bambino che all'adulto, facilita uno scambio di pensiero e stimola la riflessione e l'auto-riflessione avvicinando i piccoli al mondo degli adulti e a quello dell'apprendimento scolastico. 
Anche gli adulti possono imparare qualcosa di nuovo dal confronto con i bambini su alcuni temi. 
Raccontare o rappresentare una fiaba significa crescere insieme e condividere un'esperienza unica ed irripetibile.

Fonti: Silvia Arborini, La bottega delle fiabe, Edizioni la meridiana, 2011

sabato 5 settembre 2015

Fiabe popolari e la società

Ci chiediamo: ma le fiabe popolari in questa società così mutata come la nostra sono ancora proponibili? 
Sicuramente sì perché offrono esempi di soluzione alle difficoltà della vita, arricchiscono la vita interiore, fanno capire che la vita non è tutta rose e fiori e che il lato oscuro esiste in ciascuno di noi.

La tradizione orale è sempre stata un grande momento di socialità familiare, adesso le nuove tecnologie non dovrebbero togliere la magia del raccontar fiabe ai propri figli e e nipoti.

La fiaba è un eredità inestimabile e la narrazione della tradizione popolare serve alla trasmissione degli archetipi della cultura di appartenenza ed è un modo per combattere l'omologazione planetaria a cui sembrano destinati i bambini. La tradizione è importante non solo perché deve essere conosciuta e conservata ma anche perché deve essere sviluppata perché qui stanno le radici per un futuro migliore.

Il mondo delle fiabe è un mondo ricco di significati che attraversa le più diverse cultureCon le fiabe si intrecciano insieme i fili della memoria collettiva essenziali per la formazione di una persona che voglia percepirli come parte integrante della propria identità.

Le medesime fiabe in ogni tempo hanno attraversato qualsiasi strato della società, si sono rivolte a poveri e a ricchi, a colti e a ignoranti. Perché una storia riesca a catturare l'attenzione del bambino deve divertire o suscitare curiosità e deve stimolare la sua immaginazione e sviluppare la sua intelligenza aiutandolo a superare le ansie che lo turbano. La moderna letteratura sembra basarsi molto sul divertimento ma spesso nega o tralascia i grandi conflitti per cui il bambino non viene aiutato a superare quelli che la vita gli riserba.
"La favola ha un duplice pregio: suscita il riso e dà buoni consigli al retto vivere" 
Fedro


Fonti: Cambi, Landi, Rossi, L'immagine della società nella fiaba, Armando Editore, Roma, 2008.